
Cos’è la Leishmania e quali specie colpisce?
La leishmaniosi è una malattia infettiva causata dal protozoo Leishmania infantum, trasmesso principalmente attraverso la puntura di insetti ematofagi chiamati flebotomi (pappataci).
Colpisce mammiferi come cane, gatto e uomo. Dal punto di vista epidemiologico, il cane rappresenta il principale serbatoio del parassita.
Nel cane la malattia può manifestarsi in diverse forme cliniche:
- Leishmaniosi viscerale (sistemica): caratterizzata da dimagrimento progressivo, ingrossamento dei linfonodi (linfoadenopatia), splenomegalia, anemia e nefropatia immuno-mediata.
- Leishmaniosi cutanea: si manifesta con lesioni cutanee ulcerative, nodulari e onicogrifosi.
- Leishmaniosi mucocutanea: rara nel cane, più comune nell’uomo, provoca gravi lesioni distruttive delle mucose nasali e orali.
Quali sono i sintomi clinici della Leishmaniosi e quali organi sono coinvolti
La leishmaniosi canina (CanL) è una malattia cronica, progressiva e multisistemica.
Il quadro clinico è estremamente variabile e dipende in larga parte dalla risposta immunitaria dell’animale.
Età, stato nutrizionale, coinfezioni e condizioni di immunosoppressione del paziente influenzano significativamente il quadro clinico.
Molti cani possono rimanere portatori subclinici per mesi o anni. Gli organi più frequentemente coinvolti sono:
- sistema reticolo-endoteliale
- cute
- reni
- occhi
- apparato muscoloscheletrico
- sistema ematopoietico
Il danno è spesso dovuto a meccanismi immuno-mediati, in particolare alla deposizione di immunocomplessi, più che all’azione diretta del parassita.
Il coinvolgimento renale, soprattutto sotto forma di glomerulonefrite immunomediata, rappresenta una delle complicanze più comuni e gravi.
Segni clinici più frequenti
I segni sistemici più comuni includono perdita di peso, letargia, febbre intermittente, linfoadenopatia
Le manifestazioni cutanee sono frequenti e comprendono alopecia, dermatite esfoliativa, ulcere, noduli e lesioni crostose.
Le manifestazioni gastrointestinali possono comparire in associazione ad altri segni clinici della leishmaniosi canina (CanL). Esse comprendono diarrea, con o senza melena, la presenza di ascite e vomito.
Il sistema nervoso centrale (SNC) può essere coinvolto nel corso della CanL, generalmente sotto forma di infiammazione con manifestazioni cliniche compatibili con encefalite. In altri può determinare la comparsa di infarti cerebrali.
Anche l’apparato respiratorio può essere interessato. La rinite cronica è una manifestazione relativamente frequente, mentre la polmonite interstiziale cronica è stata riscontrata a livello istopatologico, spesso senza una corrispondente sintomatologia clinica.
Sebbene raro, il coinvolgimento cardiaco è stato descritto in alcuni cani, con evidenza di miocardite.
La malattia può interessare il sistema riproduttivo sia maschile sia femminile. Nei maschi si osserva spesso una riduzione della qualità del seme. Nelle femmine affette da CanL, sono stati descritti casi di placentite e di aborto.
Possono infine essere osservati disturbi oculari, zoppia, epistassi (sangue dalle narici).
Come si diagnostica la leishmaniosi nel cane
La diagnosi di leishmaniosi non si basa su un singolo esame, ma su un insieme di informazioni cliniche e di laboratorio. È sempre necessario integrare anamnesi, segni clinici e risultati degli esami per arrivare a una valutazione corretta.
Anamnesi e sospetto clinico
Il primo passo è un’attenta raccolta delle informazioni, dove il medico veterinario considera:
- Residenza o viaggi in aree endemiche (Mediterraneo, Medio Oriente, America Centrale e Meridionale)
- Segni clinici cronici compatibili come perdita di peso, letargia, febbre persistente, splenomegalia, linfoadenopatia, lesioni oculari, cutanee e alopecia.
- Fattori predisponenti, tra cui immunosoppressione, coinfezioni (es. Ehrlichia spp., retrovirus) e malnutrizione.
- Stato vaccinale
- Mancato utilizzo di prodotti repellenti (come collari e spot-on).
- Permanenza all’esterno nelle ore crepuscolari.
Quali esami vengono eseguiti?
Esami di laboratorio
Gli esami di routine possono mostrare alterazioni compatibili con la malattia, ma non esiste un singolo valore che, da solo, permetta di fare diagnosi con certezza. Si valuta:
Emocromo (CBC) che può evidenziare: anemia non rigenerativa, leucopenia o linfopenia (talvolta leucocitosi), trombocitopenia.
Biochimica sierica, dove possono essere presenti: ipoalbuminemia, iperglobulinemia (spesso policlonale all’elettroforesi), aumento delle transaminasi (ALT/AST), azotemia nei casi con coinvolgimento renale.
Analisi delle urine: in questo caso la presenza di proteinuria è particolarmente importante. Il coinvolgimento renale viene valutato attraverso il rapporto proteine urinarie/creatinina (UPC), con valori superiori a 0,5 indicativi di danno renale.
Test sierologici
I test sierologici sono fondamentali per la diagnosi.
- IFAT ed ELISA sono test quantitativi di riferimento. Un titolo elevato è fortemente associato alla malattia clinica.
- I test rapidi ambulatoriali sono utili per uno screening iniziale, ma un risultato positivo deve essere confermato con un test quantitativo.
Citologia e visualizzazione diretta
Il parassita può essere ricercato tramite prelievi con ago sottile da:
- Linfonodi ingrossati
- Midollo osseo
- Milza
- Lesioni cutanee
La visualizzazione degli amastigoti intracellulari all’interno dei macrofagi è diagnostica.
La sensibilità dell’esame non è elevata, ma un riscontro positivo è diagnostico.
Diagnostica molecolare (PCR)
La PCR è un test altamente sensibile che rileva il DNA del parassita. I campioni più indicati includono:
- Aspirato midollare
- Tessuto linfonodale
- Biopsie cutanee
- Tampone congiuntivale
Un risultato positivo deve sempre essere interpretato insieme ai segni clinici, poiché bassi livelli di DNA parassitario possono essere presenti anche in soggetti portatori subclinici.
Elettroforesi delle proteine sieriche
L’elettroforesi è utile per valutare la distribuzione delle proteine plasmatiche.
Nella leishmaniosi è tipica una gammopatia policlonale, mentre l’eventuale presenza di un picco monoclonale può orientare verso patologie neoplastiche.
Il trattamento della Leishmaniosi
È importante sottolineare che non tutti gli animali sieropositivi necessitano di trattamento. Spetta al medico veterinario valutare e distinguere i soggetti semplicemente esposti alla malattia da quelli effettivamente infetti e che richiedono cure.
Vediamo quali sono le possibili terapie:
Terapia specifica
Quando indicata, si basa generalmente sull’impiego di farmaci leishmanicidi (ad esempio l’antimoniato di meglumina e la miltefosina) e/o leishmaniostatici (es allopurinolo), oltre all’utilizzo di molecole volte a stimolare e modulare il sistema immunitario.
Terapia di supporto
Questi trattamenti sono finalizzati a sostenere i diversi organi e apparati coinvolti dalla malattia. Ad esempio:
- in presenza di vomito e diarrea può rendersi necessaria l’instaurazione di una fluidoterapia reidratante associata a farmaci antiemetici;
- nei casi di anemia possono essere indicate trasfusioni di sangue;
- in presenza di proteinuria è opportuno avviare una terapia farmacologica specifica.
Trattamenti extracorporei
Nei casi più severi e refrattari alle terapie convenzionali, possono essere presi in considerazione approcci extracorporei quali la plasmaferesi e l’immunoadsorbimento, in grado di rimuovere dal sangue, e in particolare dal siero, sostanze nocive come immunocomplessi e citochine pro-infiammatorie, spesso responsabili dei gravi danni d’organo osservati nel corso della malattia (es. glomerulonefrite immuno-mediata).
In ultimo, nei pazienti affetti da leishmaniosi associata a insufficienza renale, può risultare utile intraprendere un percorso di emodialisi, finalizzato al supporto della funzionalità renale.
Perché è importante valutare il rene?
La leishmaniosi può causare una glomerulonefrite immuno-mediata, cioè un danno renale legato alla risposta immunitaria.
La presenza di proteinuria e alterazioni della funzione renale influisce in modo significativo su:
- scelta della terapia
- prognosi
- qualità e aspettativa di vita
Per questo motivo il monitoraggio renale è una parte centrale della gestione della malattia.